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DiVin STORIE

 DiVin STORIE- cenni storici sulla vite e il vino-
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Secondo gli storici, la coltura della vite e la pratica della vinificazione erano già note in Mesopotamia, fascia di terra compresa tra i due fiumi, Tigri ed Eufrate, attorno al 5000 a.C. . In quel periodo storico e in quel luogo, l’uomo che fin ad allora era nomade, inizia a dedicarsi all’agricoltura, iniziando a produrre pane, formaggio e vino.

Nell’antico Egitto i vigneti appartenevano solo al re e ai sacerdoti. Ci sono cappelle funerarie decorate con soggetti “vicini” al vino in 29 tombe datate all’Antico Regno. “La vendemmia, la pigiatura e la spremitura, l’imbottigliamento, l’immagazzinamento, il servizio e l’offerta ed il consumo sono immagini così vive da sembrare reali” commenta Sabina Malgora, archeologa ed egittologa. E ancora
“Gli scavi hanno restituito numerose tipologie di reperti, tra cui le giare per il vino, in siti che conservano tracce delle antiche coltivazioni e della produzione, grappoli disidratati, semi, raspi, foglie e legni. Non mancano fonti letterarie, testi funerari, sigilli ed etichette. Ad esse si aggiungono le fonti classiche, databili all’Epoca Greco-Romana. Allo stesso periodo risalgono numerosi papiri”.

Nella mitologia egizia, la viticoltura era sacra ad Osiride che veniva celebrato per festeggiare il nuovo anno, invocandolo come “dio del vino durante l’inondazione”. Nel mondo egizio il vino era privilegio dei sacerdoti e appartenenti alla casa del faraone.

 


La viticoltura è presente anche nella Bibbia, in cui si racconta che dopo il diluvio universale, approdando sul monte Ararat, Noè “coltivatore della terra cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda” (Genesi 9, 20-23).

Dunque storicamente i primi popoli a godere di questa bevanda furono Sumeri, Assiri, Babilonesi ed Egizi. Ma è nel mondo greco che con l’affermarsi di Dioniso, dio del vino, si caricò di un forte significato simbolico. Saranno i Greci infatti a fare del vino uno dei tre componenti fondamentali dell’agricoltura e della loro economia. E’ di fatto la prima civiltà la cui sussistenza è basata su pane, vino e olio.

Successivamente grazie ai Romani che il vino si diffonde in tutta Europa. È infatti l’impero romano a dare il via alla “commercializzazione” del vino. Anche nell’antica Roma il vino si carica di significati. La figura di Bacco nel mondo romano è frequentemente associata al simbolo fallico come espressione di fertilità e rigenerazione, emblema della forza. Il vino passa da essere la bevanda dei sacerdoti e degli dei ad essere nettare degli dei e tra le più diffuse bevande popolari. Il vino è in questo periodo storico insieme di contrasti, contemporaneamente nettare degli dei e consolazione degli umili, liquido simbolo dell’inibizione e dei riti orgiastici di Bacco e sacro elemento durante la cerimonia dell’eucaristia.


I romani iniziarono a studiare il vino. Plinio il Vecchio ci racconta, nel Naturalis Historiae, che esistono 91 vitigni, per poi elencare 50 vini pregiati, scrive che andando verso le Alpi il vino viene conservato in botti di legno piuttosto che nelle comuni anfore (la vite incomincia ad espandersi anche in Gallia, l’attuale Francia). 

Con Augusto che inizia per la Gallia un lungo periodo di pace, che dà il via alla grande viticoltura francese. All’epoca di Augusto il vino è ormai presente in tutta la penisola italiana e la vite inizia a muoversi attraverso al Gallia per raggiungere la Britannia e l’attuale Germania.

Durante il Medioevo si ritiene giustamente che il miglior contenitore per conservare e trasportare il vino è la bottiglia in vetro, e solo dopo il 1600 viene introdotto, a completamento della bottiglia di vetro, il tappo di sughero, assicurando così il massimo isolamento.

Una data importante nella storia del vino è il 1867, anno che segnò una riduzione del vigneto europeo pari circa all’85% a causa di un fitofago associato alle specie del genere Vitis che attacca le radici delle specie europee (Vitis vinifera), la fillossera della vite. Questo insetto, sbarcato in Europa da un battello a vapore alle foci del Rodano, si era sviluppato sulle viti americane, le cui radici erano evidentemente immuni. Solo nei primi anni del 1900, con l’innesto di viti europee su radici di origine americana è stato possibile sconfiggere questo insetto e ricostituire il vigneto del vecchio continente, per arrivare poi ai giorni nostri.


L’evoluzione da vitis silvestris a vitis vinifera (adatta ad essere vinificata), è costata all’uomo fatica, e questo accadde come abbiamo visto in Mesopotamia. E’ qui che inizialmente la vite cerca spazio tra i boschi alla ricerca di luce, ed è qui che l’uomo scopre, per primo la bontà del frutto per poi casualmente accorgersi che se esposta al sole quella pianta dà frutti ancora più dolci e sempre per caso scoprire che se pigiate, le bacche di quella pianta, una volta lasciate a fermentare danno vita ad una bevanda che inebria, rallegra e dà vigore. Con il tempo l’uomo ha imparato a capire l’importanza del terreno, dell’esposizione al sole e al vento, e inaugurato la ricerca del miglior cru per un determinato tipo di vitigno. Inizialmente l’obiettivo dei primi viticoltori era ottenere la massima produzione, il massimo grado alcolico e il miglior livello di conservazione. Oggi invece si sta sempre più puntando all’eccellenza. In vigna si cerca, ormai spesso, di produrre vino di qualità e di rispettare il terroir, per un vino sempre più da degustare piuttosto che semplicemente da bere.

Francesco & Antonio

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